Africa: i meccanismi della povertà

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Un chirurgo bravo e indistruttibile, il figlio di un Dio maggiore, che ridà la vita ai bambini neri affidati a lui da madri distrutte dal dolore, che guarda il mare cercando lontano ciò che è seduto insieme con lui sulla sua stessa sedia. Non si accontenta più, vuole andare ancora più lontano, alla ricerca di una bambina senza volto in una terra accecata dal sole. Parte da solo, cavaliere solitario che non divide nulla con nessuno, dicendo a tutti che quella sarebbe stata l’ultima volta ben sapendo che non ci sarà mai fine alla sua ricerca. In una Freetown spietata e misteriosa, nel cuore del West Africa, dove l’eccezionale è normale, il dottor Leo, arrivato dall’Italia sei anni prima con l’intento di rendere il mondo migliore, va alla ricerca di una bambina sparita dal suo ospedale. Chi ha rapito Amie? E perché? In un vortice di avvenimenti ed incontri scoprirà il lato più duro, segreto e doloroso dell’Africa, che non dà scampo e coinvolge tutti, tra rituali e prostituzione, denaro e traffico d’organi, povertà e corruzione. Con lui Mabinty, la venere nera che con il suo corpo, la sua anima ed antichi culti africani gli fa comprendere che c’è ancora vita, c’è ancora amore nonostante tutto. In un crescendo di eventi incontrollabili, mentre « … in Africa le cose prima accadono e poi si da loro un significato … », Leo avrà il suo rito di passaggio che lo riporterà sulla strada della sua vita.

Antonio Bruscoli è un chirurgo da trent’anni, lavora per Emergency. Nel 2014 il suo debutto con “Kadamou – L’Africa negli occhi di un medico Italiano. Vive a Freetown.

“Leo pensò che nelle province c’erano ancora bambini che non parlavano la stessa lingua di tutti gli altri per il semplice motivo che le famiglie non avevano soldi per mandarli a scuola. In Sierra Leone l’istruzione era come la sanità. Chi aveva i soldi imparava e guariva, chi era povero restava ignorante e moriva. A Freetown c’erano bambini che a dieci anni parlavano quattro lingue, passando disinvoltamente dall’una all’altra e a Bo c’era una bambina che parlava solo il dialetto locale. Era quello il motivo per cui era arrivato in quella terra bella e disperata, rischiando la malaria, il tifo e l’isolamento dal mondo cui era sempre appartenuto. Curare le bambine come Amie Bundu, belle come il sole e povere come la terra cui appartenevano”.