Francesco Pagliara se ne è andato

Francesco il primo da sinistra

Francesco Pagliara se ne è andato, senza scocciare alcuno, come era uso fare.

Se dovessimo avere a mente un tipico precario di Frosinone era impossibile non pensare a Francesco Pagliara vero e proprio recordman de i contratti a tempo soprattutto nella pubblica amministrazione dove veniva sempre sfruttato ma mai stabilizzato, anzi era diventato spettatore attonito di decine e decine di persone entrate nel comune passando per le più disparate strade…

Questa ricerca della “stabilizzazione” lavorativa  presso l’ente che l’aveva per almeno 30 anni sfruttato  aveva dato a Francesco una particolare capacità e sensibilità nell’individuare le ‘stravaganze’ dei protagonisti del potere che negli anni cambiavano ma rimanevano ottusi e soprattutto indifferenti alle sorti dei cittadini.

Al contrario avvertiva un forte riconoscimento per chi riusciva o si poneva in difesa dei diritti e della dignità del lavoro. Non a caso fu forse la prima tessera del Sin Cobas tra i precari del Comune di Frosinone.  Fu protagonista della stagione indimenticabile tra il 1998 e il 2006 per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili di Frosinone che si concretizzò nella Frosinone Multiservizi ma nella quale, ancora, lui non vi riuscì ad entrare. (buon per lui diremmo oggi!) Il posto “fisso” l’avrebbe guadagnato due anni fa grazie all’ultima infornata di stabilizzazione del comune di Frosinone dopo “solo” 17 anni di questo particolare precariato.

Prima di questo fu “vittima”, lui come altri, di un accordo mai fatto nel passaggio della gestione dell’acqua dai comuni ad Acea che utilizzavo trimestralmente, e per tanti anni, i “letturisti” dei contatori dell’acqua, perdendo anche quel posto che svolgeva con tanta attenzione.

Un personaggio noto in città, Francesco, che raccontava Frosinone con gli occhi di chi vive in strada a stretto contatto con i problemi, con quella massa di persone che devono sbarcare il lunario, spesso escluse a cui alcuno pensa o prende in carico. Scontava la mancanza di aggressività, di supponenza, di finzione con la realtà, non riuscendosi spesso a difendere dalle dipendenze pressanti della società dei consumi.

Ha pagato pesantemente queste scelte, a modo suo, di difesa dei diritti e della dignità del lavoro, ma, stranamente, in una città di Frosinone dove gli ultimi, i più sensibili, i poveri se ne vanno presto  lui è riuscito a resistere quel tanto, ma non di più, da poter assaporare il diritto al lavoro, seppure per poco tempo, impegnato com’era a combattere la malattia.

La vicenda di Francesco merita una profonda riflessione da parte di tutti: dobbiamo contrastare sempre l’indifferenza del potere e di chi vi si rispecchia e ricostituire i tempi e gli spazi di vita secondo le esigenze di tutti e non solo della classe predatrice.

Buon viaggio Francesco