“valorizzazione dei monumenti e delle testimonianze storiche” (AHÒ!)

“Frosinone  città  bella.  Esaltazione  del  decoro  urbano,  spazi  pubblici  curati, coerenza  e  armonia  dei  progetti,  valorizzazione  dei  monumenti  e  delle testimonianze  storiche.  Sono  questi  gli  elementi  imprescindibili  da  cui  partire  per fare della nostra città il posto giusto dove vivere”. Programma elettorale del Sindaco Ottaviani anno 2012

In questa città tutto ciò che non è di alcuno ma anzi dovrebbe essere di tutti e per tutti, tutto ciò che è indifeso, tutto ciò che non genera una utilitaristica opposizione rischia di essere dimenticato, cancellato, tagliato, emarginato, offeso. Così per le persone: siano esse disoccupate, siano senza reddito, siano emarginate o sofferenti; così per le aree verdi, gli alberi, i prati; così per monumenti come le fontane, o spazi per i giovani e adesso le espressioni artistiche.

Forse senza nemmeno una valida ragione. Anzi alla incapacità di dare un senso complessivo al paesaggio che coniughi l’utile al bello alla storia alla identità, anche all’utile inteso come bene collettivo, si coniuga un distruttivo bisogno di eliminare quel poco che spontaneamente o addirittura istituzionalmente è stato fatto….

Potremmo fare mille esempi, ma ci soffermiamo sull’ultimo – struggente -intervento di cancellazione dei murales di via Ciamarra. Davano fastidio a qualcuno? Avrebbero fatto venire giù la collina? No, Erano lì a deteriorarsi proprio per le motivazioni di cui sopra. Ma nello stesso tempo hanno rappresentato una piccola importante storia della nostra vita artistica. Ha riunito in settimane coinvolgenti  un pezzo della città e artisti anche di chiara fama nella progettazione e nella realizzazione. Erano nati in un posto secondario, un  posto di quelli che la letteratura chiamerebbe un non luogo. Ma solo lì potevano nascere, poiché solo lì avrebbero avuto possibilità l’area per poter essere disegnati. Il coraggio di rendere il paesaggio urbano partecipato e vivo è proprio lontanamente comprensibile da questa pur ‘tecnologica borghesia globalizzata’ che da anni munge depravatamente Frosinone ma non restituisce alcunché.

Vivevano lì da soli, invecchiati, ma sempre rispettati dai cittadini che evidentemente ricordavano lo sforzo di chi li ha ideati. Qualcuno nel passato aveva pensato di cancellarli poi per fortuna si fermò davanti ad alcune critiche. Ma che mancano i muri a Frosinone? E se non bastasse alla gratuità dell’azione degli artisti di anni fa oggi il comune impegna €.19 mila per una patina di vernice bianca!

Non può essere quindi che un chiaro messaggio questo della cancellazione dei murales: nulla ha di buon senso, di rispetto, di artistico. E il messaggio è il solito e lo lancia ancora una volta l’amministrazione “abbelante”, stavolta, ipocritamente accompagnata dalle istituzioni scolastiche: la città la disprezziamo non solo in quanto non troviamo quell’utile che ci ingrassa, ma quest’atteggiamento ci codifica dando un messaggio di valore ai mondi (che siano di sopra, di sotto, di mezzo) che ci interessano.

Si era fatto un appello alla difesa di questa realtà. Ma per il cittadino catatonico è fatica inseguire chi ha messo la quarta nella distruzione della città. E’ più semplice salire sul carrozzone della rappresentazione immateriale della vita quotidiana piuttosto che frequentarla effettivamente. L’abbandonarsi a questa ‘borghesia compradora’ delega responsabilità di scelta ad altri: e inevitabilmente il decisionismo si manifesta con le persone più sensibili, con la natura, con l’arte, con la bellezza, proprio le cose che necessiterebbero di un approccio culturale…