50 anni dalla strage di Stato:”Patmos” di Pier Paolo Pasolini

da Trasumanar e organizzar.

L’eco della bomba esplosa quel 12 dicembre sarà talmente forte da raggiungere immediatamente perfino la Grecia: è qui, infatti, che si trova Pier Paolo Pasolini quando piazza Fontana scoppia con tutta la sua devastante portata storica. Ed è proprio qui, a Patmos, che secondo la tradizione cristiana l’apostolo Giovanni trascorse l’esilio scrivendo la sua Apocalisse: l’isola greca diviene, nell’orazione civile di Pasolini, il luogo in cui la brutalità della cronaca contemporanea incontra la disarmante portata “profetica” della sua Poesia. Pasolini scrive il lunghissimo componimento il giorno dopo la bomba, e prima della notizia della morte dell’anarchico Pinelli: versi improvvisi, necessari, scritti di getto, che restituiscono tutto d’un fiato ciò che piazza Fontana rappresenterà e rappresenta ancora, a cinquant’anni di distanza. Perché l’estemporaneità dei versi, pubblicati tre anni dopo nella raccolta “Transumanar e organizzar”, non si trasformano in superficialità o banale impeto interiore: a sole ventiquattr’ore dalla strage, Pier Paolo Pasolini aveva già capito che l’Italia, che con quella bomba “se ne va per le strade nuove della storia”, stava in realtà andando incontro al principio dell’Apocalisse.

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