Dal 22 febbraio riprendono le presentazioni delle lauree di giovani universitari.
Il prossimo 22 Aurora Compagnone presenta Carcere e architettura etica: l’influenza dell’ambiente sul benessere delle persone detenute, discussa presso l’Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Scienze della Formazione, nel Corso di Laurea in Scienze dell’educazione per Educatori e Formatori, con relatrice Prof.ssa Tiberio Lorenza, nell’ Anno Accademico: 2023 / 2024
CI si soffermerà sull’ Evoluzione del carcere e idea di pena, sul Ruolo dell’ambiente sul benessere ed effetti dell’ambiente carcerario sui detenuti sulla La strutturazione etica del carcere: cos’è e perché è importante, Spazio abitativo personale, sullo Spazio carcerario generale, sulla Criticità della strutturazione etica, sulla realtà carceraria italiana, sull’educatore nel contesto penitenziario, sulle Sfide future
Nel primo capitolo è presentata l’evoluzione della psicologia ambientale, prima architettonica, insieme ai costrutti più rilevanti e utili alla trattazione del tema. Il fulcro è l’interazione essere umano-ambiente e lo stress che questa provoca a causa di alcune caratteristiche presenti all’interno dello spazio occupato, come il rumore o l’affollamento. Il contesto analizzato è quello
carcerario dove l’architettura assume un evidente ruolo sia sociale che psicologico, rispetto ad altre istituzioni. Poi si ripercorre l’evoluzione della strutturazione del carcere e dell’idea di pena, poiché spesso sono le filosofie penali che vengono tradotte in tipi specifici di layout. La funzione dell’edificio condivisa negli anni è quella punitiva e securitaria, questo almeno fino al XX secolo. Dopodiché, avviene una sorta di cambiamento dell’ideologia carceraria date anche le nuove filosofie penali che sono emerse: infatti, da quel momento in poi la pena avrebbe avuto una funzione diversa, ovvero riabilitativa e di reinserimento. L’ultima parte del capitolo affronta, in un primo momento, il ruolo dell’ambiente sul benessere in generale e, in un secondo, più specificatamente, il ruolo che l’ambiente carcerario ha sul detenuto
Nel secondo capitolo vengono discusse le caratteristiche dell’ambiente fisico del carcere, poco rilevanti per gli studiosi. In seguito, è introdotto il concetto di strutturazione etica del carcere. Si spiea cosa si intende e perché è importante, attraverso l’analisi delle caratteristiche del design che la supportano, vale a dire tutte quelle che si legano al benessere degli utenti che abitano quell’edificio. La letteratura identifica 16 domini ambientali, suddivisi qui in due paragrafi: il primo tratta lo “spazio abitativo personale” mentre il secondo discute lo “spazio carcerario generale”. Sono elementi di costruzione che riguardano ad esempio illuminazione, uso dei materiali o temperatura per la prima categoria e dimensione, affollamento, visite o layout per la seconda. In seguito, verranno esposte alcune critiche mosse alla strutturazione etica, sottolineando che bello non equivale sempre a migliore. Infine, verrà brevemente discussa la realtà carceraria italiana e tutte le profonde problematiche che affronta giornalmente, a partire dal sovraffollamento fino ai suicidi o alla mancanza di affettività e relazioni.
Nel terzo capitolo si parla del ruolo dell’educatore all’interno del contesto penitenziario, altamente importante, ma a tratti paradossale. In conclusione, un breve paragrafo in cui vengono affrontate le sfide future per tutte quelle professionalità che agiscono all’interno del sistema penitenziario, nonché per la ricerca.

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L’8/3 Mariele D’Alessandris ci introduce Il ruolo della donna tra maternità e lavoro. Tina Anselmi, un esempio di vita, laurea presentata pernA.A. 2023-2024 nella Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arti e Spettacolo, Corso di laurea in Editoria e scrittura, Relatore Ottavio Mancuso, Correlatore Enrico Pio Ardolino,
Mariele ci fa incamminare nella storia di una Donna nella Repubblica, ripercorrendo la condizione delle donne dall’Unità al secondo dopoguerra. Ci racconta l’icona della donna tra maternità, virilismo e cristianesimo attraverso anche una storia di leggi e autodeterminazione per le Donne e i diritti civili, come le leggi su divorzio e aborto.
Di seguito alcuni passaggi dell’introduzione
Tina Anselmi, prima donna ad aver avuto un incarico da ministro, ha lasciato un solco fondamentale nella storia dell’Italia Repubblicana, e incarna un femminismo non convenzionale: nonostante lei non si sia mai dichiarata femminista, ha dedicato la sua vita alle donne, per migliorarne le condizioni di vita, di lavoro, acquisendo maggiori diritti sotto svariati punti di vista; fino ad arrivare ad una politica che aveva come principale obiettivo proprio i diritti delle donne.
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Durante la sua carriera politica Tina Anselmi è stata ministra di due Dicastero: nel 1976 è stata nominata per dirigere il Ministero del lavoro e dopo due anni è passata al Ministero della Sanità. Ha portato avanti battaglie per la parità salariale, e di trattamento sul luogo di lavoro, tra uomini e donne, nell’ottica di abolire le discriminazioni di genere; i diritti delle lavoratrici sono stati sempre un punto focale del suo impegno politico. Profondamente credente, ha sempre portato avanti l’autonomia tra fede e politica, improntando la sua carriera sul principio di laicità. È stata infatti Tina Anselmi a firmare la legge che rendeva finalmente un diritto l’aborto: il suo senso femminista non ha scalfito la sua fede e viceversa. Tina Anselmi è stata capace di gestire importanti conflitti di coscienza, ma non ha mai permesso a nulla di intaccare il senso di libertà che cercava, e tentava di ottenere, per tutte le donne.
Ancora una volta il coraggio di Tina Anselmi è stato fondamentale, per affrontare e gestire l’incarico più complesso della sua attività politica: la presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli. Incaricata direttamente della Presidente della Camera Nilde Iotti, Tina Anselmi si è districata in una Commissione composta da quaranta parlamentari uomini, cercando di fare luce sulle liste della P2 scoperte durante una perquisizione, e i suoi relativi iscritti. Tina Anselmi, con il suo senso di responsabilità e giustizia, ha lottato per arrivare alla verità, tentando di scuotere le coscienze su attività illecite e occulte, intente a sovvertire l’ordine democratico del Paese, non delegando a nessuno i suoi doveri da Presidente della Commissione. Il suo impegno nella ricerca della verità le è costato l’isolamento della classe politica, che è arrivato al termine dei lavori sull’inchiesta parlamentare; la sua volontà di cambiamento è stata il motore per un animo femminista, che però non si è voluto cogliere come si sarebbe dovuto fare.
Nel primo capitolo si è messa in evidenza la questione femminile, descritta come la prima ondata di femminismo che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha intrapreso un percorso di emancipazione, nonché di riconoscimento collettivo: l’associazionismo, prima di tutti quello di stampo socialista, è stato fondamentale per la creazione di una collettività femminile, che permettesse ad ogni donna di fare fronte comune per tentare di rivendicare i loro diritti. Fondamentale è stata la consapevolezza che le donne acquisivano sempre di più, anche e soprattutto attraverso il confronto con le altre, sulle loro condizioni di inferiorità rispetto all’uomo; il loro tradizionale ruolo subalterno iniziava ad essere messo in discussione.
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La questione focale del capitolo è il lavoro femminile come possibilità di riscatto dalla posizione subordinata che la donna subiva: il lavoro per emanciparsi e realizzarsi, oltre la condizione di madre. Tutto ciò passava senza ombra di dubbio dall’istruzione, passaggio fondamentale per un accesso più facilitato al mondo del lavoro femminile. I mestieri a cui si avvicinano le donne diventano sempre più variegati, e aumentano così le possibilità di diventare nell’effettivo lavoratrici; alla base restano profonde discriminazioni sulle tipologie di lavoro per le donne, derivanti da una cultura patriarcale.
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Il secondo capitolo si incentra proprio sulla volontà delle donne di conquistare maggiore libertà coinvolgendo, in questo caso, la sfera biologica della maternità. La ricerca storica, svoltasi al fine di evidenziare le radici sociali e culturali della maternità, ha messo in evidenza quanto i ruoli di genere sono stati fin dall’Ottocento fossilizzati in una suddivisione stereotipata tra ciò che riguarda la donna e ciò che riguarda l’uomo. La donna è sempre stata associata alla maternità e la formazione della sua identità finalizzata all’essere madre: il lato materno sovrasta il lato dell’essere donna, in quanto individuo di sesso femminile.
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Nel terzo capitolo si continua la ricerca storica sulla mobilitazione femminile, per far fronte alla conquista di maggiori diritti; ci si concentra sugli anni del dopoguerra, in particolar modo sugli anni Sessanta e Settanta. Di fondamentale importanza in questo periodo è stata la femminista Carla Lonzi, che una volta messa da parte la sua carriera da critica d’arte, esplora le strade de femminismo radicale. Il pensiero femminista della Lonzi si basava sulla critica al concetto di uguaglianza tra uomo e donna, inteso come identificazione del femminile nel maschile, negando di conseguenza l’essenza altra della donna; è interessante cercare un confronto tra il suo femminismo e quello di Tina Anselmi, entrambe mosse da desideri di rivendicazione femminile, percorrendo strade differenti. Esempio lampante è il tema dell’aborto: Tina Anselmi, attraverso un profondo esame di coscienza, ha tirato in ballo la sua fede, cercando comunque un equilibrio che le permettesse di non andare contro i suoi ideali a favore dei diritti della donne; tutto il contrario fece Carla Lonzi, attraverso il suo Manifesto di Rivolta Femminile, paragonando l’aborto ad una dimensione di subordinazione femminile, andando perlopiù a soffermarsi sulle radici patriarcali e del dominio fallocentrico sul corpo delle donne.
La legge sul divorzio è stata la seconda legge degli anni Settanta che ha creato discussioni, confronti, e divisioni sociali; ripercorrere il quadro storico che ha portato nel 1970 all’approvazione della legge sul divorzio risulta fondamentale.
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Il quarto capitolo è incentrato sulla figura di Tina Anselmi: tracciare il suo percorso di vita è stato fondamentale per delineare la sua persona, la sua identità, il suo lato umano; punti di partenza necessari per analizzare la sua vita e la sua carriera. L’attaccamento alla sua famiglia, e i valori che ha ereditato da ogni suo componente, che ha coltivato fin dalla sua infanzia, le ha permesso di tessere, nel modo in cui l’ha fatto, i legami che hanno caratterizzato la sua intera vita, come quello con Aldo Moro; nonché il forte senso di responsabilità che sentiva verso le altre persone, per far loro del bene. Il suo forte senso di fede ha altrettanto contribuito alla formazione della donna che ha combattuto nella Resistenza, da cui ha preso significativi insegnamenti. Il sindacato, l’insegnamento hanno incorniciato la formazione di Tina Anselmi per il suo avvicinamento alla politica.


















