L’identità politica tra metamorfosi e smarrimenti

Presentazione del libro: L’identità politica tra metamorfosi e smarrimenti. Ragione, impegno e passione nei racconti biografici di Francesco Notarcola, politico e sindacalista frusinate di Annamaria Mariani.

20 settembre ore 17:00 Frosinone, Casa della Cultura, via V.Ferrarelli (ex-Mattatoio)

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Dalla prefazione

Il presente lavoro vuole essere una ripresa ed una continuazione della pubblicazione di Realtà identitarie smarrite, in cui ho ripercorso le trasformazioni storico-economiche e socio-antropologiche della Ciociaria dagli anni Cinquanta ad oggi, generatrici di smarrimenti identitari.

L’identità collettiva, espressione ricomprendente i concetti di cultura, luogo, socialità e appartenenza, non può essere definita come un qualcosa di statico e sempre uguale a se stesso; è un processo continuo ed ininterrotto di generazione, introiezione, trasmissione, applicazione e modificazione di valori fondanti ed accomunanti. È un processo realizzato dai singoli, i quali, ciascuno nei propri ruoli e funzioni, agendo in un contesto condiviso, costruiscono comunità, storia e memoria.

Le identità in Ciociaria si trasformano e si smarriscono a seguito di uno sviluppo industriale, iniziato negli anni Cinquanta, che, pur garantendo benessere e trasformazioni sociali, non ha rappresentato automaticamente progresso ed emancipazione; infine, nella realtà contemporanea, le identità si omologano e si svuotano di consapevolezza, attraverso la penetrazione dei valori economici neo-liberistici e individualistici del mondo globalizzato nelle realtà locali.

In contrapposizione ad uno smarrimento identitario collettivo ed individuale, non a caso viene scelta nel presente testo la narrazione della biografia di Francesco Notarcola, sindacalista e politico frusinate a noi contemporaneo. Sin dalla giovinezza egli incarna e costruisce la storia di una località attraverso i valori della partecipazione, della condivisione, dell’appartenenza e dell’importanza della relazione; attraverso la sua biografia, egli rappresenta il cammino di una collettività che, trasformandosi, acquisisce nuove coscienze connesse alle costruzioni identitarie del contadino che si emancipa dal proprietario delle terre, dell’operaio che conquista diritti in fabbrica ed infine del cittadino contemporaneo che rivendica le tutele di uno Stato sociale attualmente in via di estinzione. Francesco Notarcola è l’emblema di un’identità collettiva, fondata sul senso di comunità che c’era, che stenta oggi a ritrovarsi e che egli cerca ancora di affermare e concretizzare attraverso la sua attuale presenza nei movimenti e nell’associazionismo.

La figura del protagonista che, per tutta la vita, pratica la partecipazione per il bene comune, diventa così un simbolo cui, per contrappasso, si è voluto contrapporre l’attuale smarrimento di quell’identità politica che ha sempre accompagnato l’uomo-cittadino sin dai tempi della nascita della polis nell’antica Grecia, concepita come presupposto indispensabile per la costruzione di una società libera e rispondente ai bisogni della collettività.

Intorno alla figura del protagonista si articolano altre testimonianze, ma anche riflessioni e discussioni che hanno avuto nell’Associazione Oltre l’Occidente il punto di riferimento.

I racconti e le narrazioni di Francesco Notarcola, che coprono un arco temporale di quasi un secolo, ripropongono la necessità sia della riappropriazione della storia e della memoria, sia della riconquista di un’identità sociale e politica; entrambe perdute e smarrite da gran parte delle giovani generazioni e da molti adulti che preferiscono ristrutturare la loro esistenza in spazi vitali separati da un contesto collettivo e in cui predomina “l’individualizzazione”. Memoria, storia e identità devono essere ancora concepiti come strumenti indispensabili per l’edificazione di un presente che abbia radici nel passato e le cui problematicità possano essere risolte attraverso la condivisione di ideali, sentimenti ed iniziative.

I valori della libertà, della partecipazione, dell’emancipazione e della giustizia dovrebbero costituire il patrimonio identitario di una collettività, ne dovrebbero consentire l’esistenza, la permanenza e l’evoluzione trasformativa e migliorativa nel tempo; di conseguenza, la crisi è inevitabilmente rappresentata dalla perdita dei suddetti valori come fini che animano l’azione di una comunità.

Il nostro protagonista Francesco, in una sua intervista, spiega così il significato della memoria e dell’identità che si traducono in azione per l’affermazione dei valori su cui la comunità deve essere costruita:

«Da tempo qualcosa mi spinge a raccontare la mia vita, un qualcosa che è nello stesso tempo riconducibile sia all’esigenza profonda e sempre sentita di emancipazione e giustizia, sia al grande affetto che nutro per i miei nipoti. Rievocare la storia passata, chi sia e chi sia stato il loro nonno e quanto abbia lottato per determinati ideali, è indispensabile affinché i miei nipoti, come tanti altri giovani, possano fare oggi le loro scelte con più libertà e coerenza. Ritengo che ogni individuo sia veramente libero soltanto se i valori dell’emancipazione e della giustizia, in cui ho sempre dimostrato di credere, siano concretamente realizzati nella società».

Al passato si sostituisce oggi un altro mondo più complesso e che sembra più piccolo, in cui sono cambiate anche le percezioni del tempo e dello spazio e che espone i giovani, nuovi attori del pianeta, alla percezione veloce di qualsiasi evento. Tutto è immerso nell’immediatezza: gli avvenimenti mondiali, la stessa vita quotidiana, la partecipazione e il linguaggio politico. Dalla necessità di stimolare domande e di sollecitare risposte sui nuovi problemi del presente è nata l’idea dell’incontro con Francesco e con altre figure quali militanti, intellettuali, attivisti che, in modi e occasioni differenti, hanno offerto storie di vita o tranche di storie di vita di cui si può essere qui spettatori per diventare di nuovo attori.

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Breve riassunto del testo

Francesco Notarcola, nato a Frosinone il 3 marzo 1931, attivista e funzionario del PCI e sindacalista della CGIL, ripercorre, ricostruendo gli eventi salienti della sua vita, le trasformazioni storico-antropologiche, politiche e sociali succedutesi in Ciociaria dagli anni della sua infanzia fino ad oggi.

Dopo una prima fotografia dei suoi familiari, insieme a personaggi e paesaggi dell’infanzia e dell’adolescenza, durante le vicende della Seconda guerra mondiale e le problematiche post-belliche della realtà ciociara, dove emerge soprattutto la compagna di una vita Maria Spaziani, si descrivono le organizzazioni giovanili allora esistenti, come la Federazione Giovanile Comunista Italiana nella quale Notarcola affronta gli anni Cinquanta come militante. I Comizi, gli incontri e campagne elettorali in tutte le zone della Ciociaria cartterizzano questa fase che porta alla conquista delle prime Amministrazioni rosse.

Il significato di una scelta ideologica concepita come “una seconda nascita”, la condivisione del modello politico sovietico e l’evoluzione della sua influenza si rispecchia nello sforzo organizzativo locale, con le storie di militanza locale, con i rapporti familiari, il lavoro il comunismo … al femminile.

Il protagonista racconta gli importanti cambiamenti determinati nel mondo rurale locale dalle leggi sull’affrancazione, la cui applicazione fu favorita dall’intensa attività dell’Alleanza dei Contadini, di cui fu presidente succedendo ad Angelo Compagnoni, descrivendo l’agricoltura in Ciociaria negli anni Sessanta, Cooperative e consorzi agrari, de “L’incredibile folgorazione” del marchese Campanari di Veroli che diventa compagno.

Insieme alle masse degli operai, è il protagonista di contestazioni e vertenze in un turbolento mondo del lavoro gravato da molteplici difficoltà, soprattutto occupazionali, generate da uno sviluppo industriale “mancato”. Attraverso la militanza nel sindacato CGIl affronta le trasformazioni economiche e sociali: le lotte per il lavoro alla Novafias/Metalfer/Metal Sud, alla crisi del settore tessile con la vicenda Bonser, all’ente di Fiuggi che gestiva le terme, alla FIAT. Il dibattito è collettivo e insieme alle parole di Francesco vi sono quelle di decine di operai e operaie.

Poi comincia la descrizione della parabola: del PCI con La “Svolta della Bolognina”e la La crisi identitaria del militante comunista che verso il nuovo, con la ragione ma senza il cuore; quella del sindacato CGIL con La necessità del ritorno alla militanza sindacale, visto che il sindacato si allontana dai lavoratori.

All’inizio del nuovo secolo, Francesco si rigenera attraverso una diversa militanza, che potremmo chiamare attivismo, in associazioni locali e di volontariato, tuttavia pur sempre finalizzata a favorire il riconoscimento ed il godimento dei diritti delle classi più deboli: con le lotte contro la privatizzazione della sanità, per l’acqua, bene comune e diritto inalienabile, per la rivitalizzazione della cultura con la mobilitazione sulle terme romane e tante altre.

Queste due fasi della storia movimentista di Francesco introducono alla riflessione finale, aiutata da alcune figure del mondo intellettuale locale, che conducono il lettore ad una riflessione storico-filosofica e giuridica sul significato della politica come attività finalizzata al bene comune, sulla sua metamorfosi e sulla sua attuale necessità. C’ERA UNA VOLTA LA PARTECIPAZIONE è il capitolo nel quale prende vita un dibattito a più voci appunto dal racconto biografico al dibattito corale, nel quale il tema tra verità politica e pratica politica rappresenta un nodo difficile da affrontare. Qui viene in soccorso Giuseppe Filippetta, nato a Frosinone nel 1962, laureato in giurisprudenza, ricercatore e studioso di diritto costituzionale, già Direttore della Biblioteca ‘Giovanni Spadolini’ del Senato della Repubblica e dell’Archivio storico del Senato della Repubblica che ha offerto un significativo contributo alla discussione.:“Un altro grande nemico del partitismo va individuato nelle nuove forme di produzione che aprono l’era del postfordismo: la finanziarizzazione dell’economia, la deterritorializzazione della produzione e la precarizzazione del lavoro…”.

Il libro ha una postfazione di Francesco Pompeo dal titolo L’ODISSEA POLITICA DI FRANCESCO NOTARCOLA. MEMORIA, CULTURE DEL CONFLITTO E NUOVI CANTIERI DELLA COSCIENZA STORICA, che cerca di ricucire le fila di uno studio della memoria per ridefinirlo nella contemporaneità della ns esistenza. Scrive Pompeo “La lezione di Francesco Notarcola sta proprio nella coerenza di un impegno che si è alimentato del continuo esercizio del confronto e della critica, ovvero per la capacità di leggere il tempo senza perdersi in un presente autoreferente che paradossalmente toglie fiato al futuro”.

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